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Dottor Raffaele Spiazzi - Ospedale dei bambini di Brescia

Vengono da tutto il mondo al quartiere bianco dell’Ospedale Civile di Brescia. Ancora fresca una convenzione con il Kuwait. Probabilmente della stessa freschezza del risveglio gestito, adesso, dai genitori di un bambino di un mese. “Hanno la possibilità di passare la notte vicino al loro bambino. E’ un aiuto per loro, un conforto per noi”. La Dott.ssa Adriana Baraldi, primario del Servizio di Anestesia e Rianimazione pediatrica al Civile di Brescia, spiega e racconta le ore accanto ai bambini, da un mese a 15 anni meno un giorno. Spiega e racconta, poiché ci vuole scienza e umanità per ricevere e donare compatibilità misteriose al soffio dei bambini che si fanno spazio per trovare un posticino nella prima vita degli ossigeni e dei ricami bianchi della specialità ospedaliera, vigilia dell’ospitalità del pianeta. Loro incontrano qui, il pianeta terra, nel punto più emergente, 4 posti di Rianimazione più uno di Alto Isolamento, che è il punto massimo per stare con noi e rinviare almeno di un paio di secoli il paradiso diretto, dopo che il limbo riceve un altro isolamento da una teologia meno austera nei confronti degli infanti nati e passati via subito. La targa è piccola, a misura e discreta come lo è tutto e tutti qui dentro:“Unità di Alto Isolamento dono della Fondazione Adele e Cav. Francesco Lonati”. Fisicamente è una stanza blindatissima, munita di ogni sussidio medico-tecnologico, accessibile attraverso un corridoio, che, detto tra noi barbari di scienza - ci perdonerà l’Ing. Renato Boglioni, guida impareggiabile nel reparto e sopra i tetti, vedrete più avanti - sterilizza e risterilizza ogni accesso. Ogni fessura è soffocata, nessun contatto. Per capirci, qui potrebbe essere imprigionata, con il 416 bis, la Sars come l’Aviaria - vade retro!!! -, qui, se un bimbo cerca l’alito della salvezza, tecnicamente, scientificamente e umanamente, lo trova. Qui, è il reparto unico almeno nel lombardoveneto, una qualità da unicità mondiale. La qual cosa dovrebbe inorgoglirci ed essere segnata sulla parte pulita della lavagna dei buoni e dei cattivi, almeno per rompere il disegno di una transizione infinita che tende a registrare e scrivere sempre di brutte robe, illazionando sulla presenza di quelle buone, anzi ottime, come queste che succedono in questi metri quadri, che ora "navighiamo" coi calzini verdi di plastica ai piedi. “Il 2005, eccola la notizia dell’anno - spiega la Dott.ssa Baraldi - si è chiuso con una presenza di 278 giorni nell’Unità di Alto Isolamento. L’isolamento è stato occupato per varie malattie, meningiti, setticemia, malaria encefalitica ecc. Nel 2001 erano 184, l’anno scorso 255. Un utilizzo che richiede competenza, un lavoro di squadra, passione e affetto verso i bambini”. Il direttore sanitario è il Dott. Raffaele Spiazzi. Ci dice che il gruppo di rianimazione è presente 24 ore su 24 e dunque ci immette a un concetto di civiltà, a un’idea bella di noi che spesso trascuriamo. Escono le parole "ventilati", "monitorati", "intubati" e ascoltate qui dentro non sono per niente invasive, vengono assorbite dalle spugne della sapienza professionale. La Dott.ssa Baraldi definisce la generosità della Fondazione Lonati, 150 mila euro in 3 anni per l’Unità di Alto Isolamento e appunta l’anno di inizio di questa avventura. venuta da una tragedia amarissima, che non si dimentica, ma si fa ogni giorno soffice, d’uscita dal tunnel. C’è tutto l’inizio della storia dell’Unità di Alto Isolamento e di una parte della Rianimazione pediatrica, 4 posti più uno, nella fotografia di Brunetto, appesa sulla parete accanto allo studio spartano della Dott.ssa Baraldi:“Alla fine di dicembre Brunetto volò in cielo e per noi fu un lutto insieme alla promessa che non doveva più accadere”. Incominciò la conquista della cima, il 4 più uno perfezionato, un sorta di olimpiade permanente per tagliare il traguardo della salvezza, della vita. Con il Dott. Spiazzi, la Dott.ssa Baraldi, l’ing. Boglioni saliamo sui tetti, visitiamo il reparto tecnologico a nord, l’intreccio di tubature rivestite d’alluminio e di prismi di UTA (unità di trattamento aria) che servono l’Alto Isolamento. Ogni gesto applicato dalle pagine e dall’esercizio della scienza e della letteratura medica, ogni gesto riappreso e ricreato dalla meravigliosa équipe della Dott.ssa Baraldi, si alimenta da questi 300 metri quadri a 10 metri di altezza. Spiazzi, visto finalmente libero dal camice bianco, poiché il freddo e l’altezza sciolgono i lacci dei formalismi, viene ad assomigliare a suo padre Luciano -, collega umanissimo e di scrittura elegante - in modo spietatamente identico, scoprendo che è un caricaturista di classe. Ha ragione quando aggiunge che il mondo ospedaliero, di qua sopra e magari delle pareti generali dell’Ospedalone, andrebbe colorato. “Ditelo a quelli del Foppa...”. Com’è colorato, abilmente, il pronto soccorso pediatrico, così che soccorri un bambino e lasci fuori un eccesso di spavento, una diminuzione di speranza, contro le trappole e gli intrugli malefici di quella figura che esige di falciare anche un bambino. Quell’anima stupenda, distesa nel primo posto di rianimazione, il capino rivolto verso Costalunga, che diverrà maggiorenne il 1 gennaio del 2024, forse non saprà mai - ma sarebbe meglio che venisse a saperlo - che grazie al corpo generoso e intelligente di professionisti bresciani dell’Ospedale Civile, saltò agilmente la buca scavata da quel cornuto di un diavolo, nel momento in cui l’angioletto s’era bevuto un tè alla macchinetta distributrice. Una distrazione, nient’altro che una distrazione. Poi fu una bella infanzia e il resto della vita. Ma tutto cominciò a sud di Costalunga.

Com’è colorato, abilmente, il pronto soccorso pediatrico, così che soccorri un bambino e lasci fuori un eccesso di spavento, una diminuzione di speranza, contro le trappole e gli intrugli malefici di quella figura che esige di falciare anche un bambino.