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Professor Riccardo Romagnoli - Machina Institute

Tra qualche settimana, nelle aule-laboratorio di via Tommaseo, sede dell'istituto Machina, arriverà Wanda Missoni, subito dopo, la signora Benetton Marcato. Faranno lezione e accoglieranno lezioni. I massimi rappresentanti delle istituzioni pubbliche della città (dal sindaco Corsini al presidente Cavalli), sono arrivati e stanno arrivando. Si troveranno davanti studenti capaci del colpo geniale, dell'idea della forma, del progetto, del vestito, di come portarlo. Appunto, design, fashion and marketing. E' qualcosa che assomiglia all'epopea dei grandi sarti bresciani resistiti fino all'attacco industriale. Sarti artisti, con procedimenti empirici, ideazioni e rettifiche notturne. Sopraggiunta la tecnologia, la competizione globale alla velocità di un cambio di mattino, i sarti bresciani si diradarono, senza sparire. La storia emerge da un atto di amore e da una strategia. L'atto di amore è verso la genialità della propria terra, la convinzione di avere qui, ieri ed oggi, un cuore patrimoniale di manifattura e di qualità. La strategia è di testimoniare questa storia affidandola alle nuove generazioni. La Fondazione Lonati, grazie alla spinta appassionata dei tre fratelli, Ettore, Tiberio e Fausto, richiama l'attenzione della società civile più avveduta al futuro e lancia un messaggio di concretezza. La Fondazione Lonati dice ad alta voce:" Giovani dove andate a cercare ciò che avete sulla porta? Noi vi diamo la possibilità di rendervi conto che noi bresciani possediamo uno stile e una mano fine, una tecnologia e un'intepretazione di tecnologia e di stile in grado di produrre nel tempo la materia prima della scuola professionale applicata all'azienda. Scuola e laboratorio, ricerca e mercato, occupazione e qualificazione. Se volete, ecco Machina. “La creatività bresciana ha corso il rischio di stabilirsi, e in parte si è stabilita, a Milano e in altre capitali della moda, dotate di maggior organizzazione e magari di minore freschezza stilistica, spesso con più ordine e meno intuizione. Nell'arte pittorica, si direbbe molte repliche perfette, scarsi dipinti unicie originali. Più Tokio meno Brescia. Invece, la Brescia spesso dimenticata, dell'arte Medievale e Rinascimentale, Settentesca e Ottocentesca, di Foppa, Moretto, Ceruti e Filippini, dei "pittori-sarti" di vestiti e di cappotti, delle scuole di ricamo, delle raffinatezze pazienti e laboriose, degli scantinati di trapunte aristocratiche e gessati magnifici, di tutte quelle centinaia di mani nate con il dono del disegno nella mente e cresciute in molti dopolavoro professionali poco conosciuti, delle stesse botteghe d'arte e artigianali alimentate dall'obbedienza speranzosa dell'apprendistato, ecco tutta questa storia entra oggi, più o meno consapevolmente, nelle aule dei corsi di Machina. Machina è preziosa ed il numero di accesso è preziosamente chiuso, 75 frequentanti (bresciani, ungheresi, greci, australiani) studiano da stilisti tecnologici, puntando ai 3 corsi centrali di Fashion Tecnology Design, Industrial Design e Marketing. "Ciao Cina con Machina", mi suggerisce il vecchio tifo da curva "I love you Brescia", nostro perenne inno al distinguersi della piccola patria, all'eccellenza delle nostre franchezze estetiche così malmesse e invece così ricche, dentro e fuori, di genio, leggerezza, eleganza. Come puoi pensare che da noi nasca la veste di Savoldo, la lussuosa architettura di Inganni, ogni colpo artistico e artigianale finisca alla Tosio Martinengo e quasi niente per strada? Le nuove Pinacoteche vive circolano nelle arterie di Machina. Una nicchia che mancava a Brescia, ci spiega il prof. Riccardo Romagnoli, magna pars di questa storia. Si era sperimentato, alcuni anni fa, un corso di "Industrial Design al Foppa". Ora Machina perfeziona l'origine e un patto tra l'Accademia di belle arti “Santa Giulia” e Machina, gestito dalla Cooperativa Foppa, a sua volta sostenuta dalla Fondazione Lonati. E' l'intersecazione virtuosa di un concreto solidarismo intellettuale, una sorta di rapsodia compositiva tra ideazione e portamento. Di fatto, a Machina ci si laurea in stile, operativamente. Si riceve il plauso della giuria docente e si entra nel posto di lavoro. Machina, Lonati Fashion and Design Institute, spiega un'elegante brochure, "è la prima realtà in Italia di alta formazione professionale orientata alla ricerca applicata. E' una scuola post-diploma triennale a modello universitario che accoglie la migliore tradizione degli istituti europei di design, di fashion, di marketing". Nella sede di via Tommaseo si semina in una specie di orto del futuro, sfilano in passerella i creativi di domani. Qui, non si ricama sugli orli: il 95% di chi si impegna a Machina, in poco tempo trova l'inserimento in azienda. C'è prenotazione. Ciò accade grazie al valore della territorialità, alla corrispondenza, in entrata e in uscita, tra quanto offre l'intelligenza del buon vestire e chiede il mercato internazionale. L'altro valore connesso all'Istituto riguarda la messa a disposizione delle aziende. Il sito Internet (www.machinainstitute.it) è conseguente al fascino dell'idea e alla sua realizzazione dinamica. Le visite sono targate anche Nepal, Turchia, Cina e da solo, questo dato, dice la prospettiva di Machina, del futuro di Brescia. Quando ci si chiede, spesso snobisticamente depressi, che c'è di nuovo, insomma, a Brescia? Rispondete Machina e dintorni e quindi seguite quel sentiero. I docenti conoscono l'industria, spesso vengono dall'industria. Qui accade quanto si desidera nelle riforme scolastiche. Il professionale avanzato di Machina va e viene dalla fabbrica, capta l'attualità dei materiali, conosce il costo del lavoro, impara le linee dei nuovi software e vi imprime l'imponente e storicizzata bellezza e laboriosità bresciana. Il globale estetico vive di locale estetico e il locale vive di globale. L'istituto di via Tommaseo restituisce unità alla persona, ribadisce la convenzionalità di certi luoghi comuni, rimette al centro l'energia simultanea di mente e di anima, di dita e di fatica. Machina ci indica la strada bresciana della seta, intesa come il giro intorno alle nostre abilità in grado di percepire quanto accade in un mondo che tiene conto - e non poco - del nostro esistere di infaticabili intelligenze del fare e del vestire. Che è in fondo, il coprirsi di un bello, ereditato e reinventato.

La Brescia spesso dimenticata, dell'arte medievale e Rinascimentale, settentesca e ottocentesca, di Foppa, Moretto, Ceruti e Filippini, dei "pittori-sarti" di vestiti e di cappotti, delle scuole di ricamo, delle raffinatezze pazienti e laboriose, degli scantinati di trapunte aristocratiche e gessati magnifici, di tutte quelle centinaia di mani nate con il dono del disegno nella mente e cresciute in molti dopolavoro professionali poco conosciuti, delle stesse botteghe d'arte e artigianali alimentate dall'obbedienza speranzosa dell'apprendistato, ecco tutta questa storia entra oggi, più o meno consapevolmente, nelle aule dei corsi di Machina.