Tra qualche settimana,
nelle aule-laboratorio di via Tommaseo,
sede dell'istituto Machina, arriverà
Wanda Missoni, subito dopo, la signora
Benetton Marcato. Faranno lezione e accoglieranno
lezioni. I massimi rappresentanti delle
istituzioni pubbliche della città
(dal sindaco Corsini al presidente Cavalli),
sono arrivati e stanno arrivando. Si troveranno
davanti studenti capaci del colpo geniale,
dell'idea della forma, del progetto, del
vestito, di come portarlo. Appunto, design,
fashion and marketing. E' qualcosa che
assomiglia all'epopea dei grandi sarti
bresciani resistiti fino all'attacco industriale.
Sarti artisti, con procedimenti empirici,
ideazioni e rettifiche notturne. Sopraggiunta
la tecnologia, la competizione globale
alla velocità di un cambio di mattino,
i sarti bresciani si diradarono, senza
sparire. La storia emerge da un atto di
amore e da una strategia. L'atto di amore
è verso la genialità della
propria terra, la convinzione di avere
qui, ieri ed oggi, un cuore patrimoniale
di manifattura e di qualità. La
strategia è di testimoniare questa
storia affidandola alle nuove generazioni.
La Fondazione Lonati, grazie alla spinta
appassionata dei tre fratelli, Ettore,
Tiberio e Fausto, richiama l'attenzione
della società civile più
avveduta al futuro e lancia un messaggio
di concretezza. La Fondazione Lonati dice
ad alta voce:" Giovani dove andate
a cercare ciò che avete sulla porta?
Noi vi diamo la possibilità di
rendervi conto che noi bresciani possediamo
uno stile e una mano fine, una tecnologia
e un'intepretazione di tecnologia e di
stile in grado di produrre nel tempo la
materia prima della scuola professionale
applicata all'azienda. Scuola e laboratorio,
ricerca e mercato, occupazione e qualificazione.
Se volete, ecco Machina. “La creatività
bresciana ha corso il rischio di stabilirsi,
e in parte si è stabilita, a Milano
e in altre capitali della moda, dotate
di maggior organizzazione e magari di
minore freschezza stilistica, spesso con
più ordine e meno intuizione. Nell'arte
pittorica, si direbbe molte repliche perfette,
scarsi dipinti unicie originali. Più
Tokio meno Brescia. Invece, la Brescia
spesso dimenticata, dell'arte Medievale
e Rinascimentale, Settentesca e Ottocentesca,
di Foppa, Moretto, Ceruti e Filippini,
dei "pittori-sarti" di vestiti
e di cappotti, delle scuole di ricamo,
delle raffinatezze pazienti e laboriose,
degli scantinati di trapunte aristocratiche
e gessati magnifici, di tutte quelle centinaia
di mani nate con il dono del disegno nella
mente e cresciute in molti dopolavoro
professionali poco conosciuti, delle stesse
botteghe d'arte e artigianali alimentate
dall'obbedienza speranzosa dell'apprendistato,
ecco tutta questa storia entra oggi, più
o meno consapevolmente, nelle aule dei
corsi di Machina. Machina è preziosa
ed il numero di accesso è preziosamente
chiuso, 75 frequentanti (bresciani, ungheresi,
greci, australiani) studiano da stilisti
tecnologici, puntando ai 3 corsi centrali
di Fashion Tecnology Design, Industrial
Design e Marketing. "Ciao Cina con
Machina", mi suggerisce il vecchio
tifo da curva "I love you Brescia",
nostro perenne inno al distinguersi della
piccola patria, all'eccellenza delle nostre
franchezze estetiche così malmesse
e invece così ricche, dentro e
fuori, di genio, leggerezza, eleganza.
Come puoi pensare che da noi nasca la
veste di Savoldo, la lussuosa architettura
di Inganni, ogni colpo artistico e artigianale
finisca alla Tosio Martinengo e quasi
niente per strada? Le nuove Pinacoteche
vive circolano nelle arterie di Machina.
Una nicchia che mancava a Brescia, ci
spiega il prof. Riccardo Romagnoli, magna
pars di questa storia. Si era sperimentato,
alcuni anni fa, un corso di "Industrial
Design al Foppa". Ora Machina perfeziona
l'origine e un patto tra l'Accademia di
belle arti “Santa Giulia”
e Machina, gestito dalla Cooperativa Foppa,
a sua volta sostenuta dalla Fondazione
Lonati. E' l'intersecazione virtuosa di
un concreto solidarismo intellettuale,
una sorta di rapsodia compositiva tra
ideazione e portamento. Di fatto, a Machina
ci si laurea in stile, operativamente.
Si riceve il plauso della giuria docente
e si entra nel posto di lavoro. Machina,
Lonati Fashion and Design Institute, spiega
un'elegante brochure, "è la
prima realtà in Italia di alta
formazione professionale orientata alla
ricerca applicata. E' una scuola post-diploma
triennale a modello universitario che
accoglie la migliore tradizione degli
istituti europei di design, di fashion,
di marketing". Nella sede di via
Tommaseo si semina in una specie di orto
del futuro, sfilano in passerella i creativi
di domani. Qui, non si ricama sugli orli:
il 95% di chi si impegna a Machina, in
poco tempo trova l'inserimento in azienda.
C'è prenotazione. Ciò accade
grazie al valore della territorialità,
alla corrispondenza, in entrata e in uscita,
tra quanto offre l'intelligenza del buon
vestire e chiede il mercato internazionale.
L'altro valore connesso all'Istituto riguarda
la messa a disposizione delle aziende.
Il sito Internet (www.machinainstitute.it)
è conseguente al fascino dell'idea
e alla sua realizzazione dinamica. Le
visite sono targate anche Nepal, Turchia,
Cina e da solo, questo dato, dice la prospettiva
di Machina, del futuro di Brescia. Quando
ci si chiede, spesso snobisticamente depressi,
che c'è di nuovo, insomma, a Brescia?
Rispondete Machina e dintorni e quindi
seguite quel sentiero. I docenti conoscono
l'industria, spesso vengono dall'industria.
Qui accade quanto si desidera nelle riforme
scolastiche. Il professionale avanzato
di Machina va e viene dalla fabbrica,
capta l'attualità dei materiali,
conosce il costo del lavoro, impara le
linee dei nuovi software e vi imprime
l'imponente e storicizzata bellezza e
laboriosità bresciana. Il globale
estetico vive di locale estetico e il
locale vive di globale. L'istituto di
via Tommaseo restituisce unità
alla persona, ribadisce la convenzionalità
di certi luoghi comuni, rimette al centro
l'energia simultanea di mente e di anima,
di dita e di fatica. Machina ci indica
la strada bresciana della seta, intesa
come il giro intorno alle nostre abilità
in grado di percepire quanto accade in
un mondo che tiene conto - e non poco
- del nostro esistere di infaticabili
intelligenze del fare e del vestire. Che
è in fondo, il coprirsi di un bello,
ereditato e reinventato.
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