Vengono da tutto il
mondo al quartiere bianco dell’Ospedale
Civile di Brescia. Ancora fresca una convenzione
con il Kuwait. Probabilmente della stessa
freschezza del risveglio gestito, adesso,
dai genitori di un bambino di un mese.
“Hanno la possibilità di passare la notte
vicino al loro bambino. E’ un aiuto per
loro, un conforto per noi”. La Dott.ssa
Adriana Baraldi, primario del Servizio
di Anestesia e Rianimazione pediatrica
al Civile di Brescia, spiega e racconta
le ore accanto ai bambini, da un mese
a 15 anni meno un giorno. Spiega e racconta,
poiché ci vuole scienza e umanità per
ricevere e donare compatibilità misteriose
al soffio dei bambini che si fanno spazio
per trovare un posticino nella prima vita
degli ossigeni e dei ricami bianchi della
specialità ospedaliera, vigilia dell’ospitalità
del pianeta. Loro incontrano qui, il pianeta
terra, nel punto più emergente, 4 posti
di Rianimazione più uno di Alto Isolamento,
che è il punto massimo per stare con noi
e rinviare almeno di un paio di secoli
il paradiso diretto, dopo che il limbo
riceve un altro isolamento da una teologia
meno austera nei confronti degli infanti
nati e passati via subito. La targa è
piccola, a misura e discreta come lo è
tutto e tutti qui dentro:“Unità di Alto
Isolamento dono della Fondazione Adele
e Cav. Francesco Lonati”. Fisicamente
è una stanza blindatissima, munita di
ogni sussidio medico-tecnologico, accessibile
attraverso un corridoio, che, detto tra
noi barbari di scienza - ci perdonerà
l’Ing. Renato Boglioni, guida impareggiabile
nel reparto e sopra i tetti, vedrete più
avanti - sterilizza e risterilizza ogni
accesso. Ogni fessura è soffocata, nessun
contatto. Per capirci, qui potrebbe essere
imprigionata, con il 416 bis, la Sars
come l’Aviaria - vade retro!!! -, qui,
se un bimbo cerca l’alito della salvezza,
tecnicamente, scientificamente e umanamente,
lo trova. Qui, è il reparto unico almeno
nel lombardoveneto, una qualità da unicità
mondiale. La qual cosa dovrebbe inorgoglirci
ed essere segnata sulla parte pulita della
lavagna dei buoni e dei cattivi, almeno
per rompere il disegno di una transizione
infinita che tende a registrare e scrivere
sempre di brutte robe, illazionando sulla
presenza di quelle buone, anzi ottime,
come queste che succedono in questi metri
quadri, che ora "navighiamo"
coi calzini verdi di plastica ai piedi.
“Il 2005, eccola la notizia dell’anno
- spiega la Dott.ssa Baraldi - si è
chiuso con una presenza di 278 giorni
nell’Unità di Alto Isolamento.
L’isolamento è stato occupato
per varie malattie, meningiti, setticemia,
malaria encefalitica ecc. Nel 2001 erano
184, l’anno scorso 255. Un utilizzo
che richiede competenza, un lavoro di
squadra, passione e affetto verso i bambini”.
Il direttore sanitario è il Dott.
Raffaele Spiazzi. Ci dice che il gruppo
di rianimazione è presente 24 ore
su 24 e dunque ci immette a un concetto
di civiltà, a un’idea bella
di noi che spesso trascuriamo. Escono
le parole "ventilati", "monitorati",
"intubati" e ascoltate qui dentro
non sono per niente invasive, vengono
assorbite dalle spugne della sapienza
professionale. La Dott.ssa Baraldi definisce
la generosità della Fondazione
Lonati, 150 mila euro in 3 anni per l’Unità
di Alto Isolamento e appunta l’anno
di inizio di questa avventura. venuta
da una tragedia amarissima, che non si
dimentica, ma si fa ogni giorno soffice,
d’uscita dal tunnel. C’è
tutto l’inizio della storia dell’Unità
di Alto Isolamento e di una parte della
Rianimazione pediatrica, 4 posti più
uno, nella fotografia di Brunetto, appesa
sulla parete accanto allo studio spartano
della Dott.ssa Baraldi:“Alla fine
di dicembre Brunetto volò in cielo
e per noi fu un lutto insieme alla promessa
che non doveva più accadere”.
Incominciò la conquista della cima,
il 4 più uno perfezionato, un sorta
di olimpiade permanente per tagliare il
traguardo della salvezza, della vita.
Con il Dott. Spiazzi, la Dott.ssa Baraldi,
l’ing. Boglioni saliamo sui tetti,
visitiamo il reparto tecnologico a nord,
l’intreccio di tubature rivestite
d’alluminio e di prismi di UTA (unità
di trattamento aria) che servono l’Alto
Isolamento. Ogni gesto applicato dalle
pagine e dall’esercizio della scienza
e della letteratura medica, ogni gesto
riappreso e ricreato dalla meravigliosa
équipe della Dott.ssa Baraldi,
si alimenta da questi 300 metri quadri
a 10 metri di altezza. Spiazzi, visto
finalmente libero dal camice bianco, poiché
il freddo e l’altezza sciolgono
i lacci dei formalismi, viene ad assomigliare
a suo padre Luciano -, collega umanissimo
e di scrittura elegante - in modo spietatamente
identico, scoprendo che è un caricaturista
di classe. Ha ragione quando aggiunge
che il mondo ospedaliero, di qua sopra
e magari delle pareti generali dell’Ospedalone,
andrebbe colorato. “Ditelo a quelli
del Foppa...”. Com’è
colorato, abilmente, il pronto soccorso
pediatrico, così che soccorri un
bambino e lasci fuori un eccesso di spavento,
una diminuzione di speranza, contro le
trappole e gli intrugli malefici di quella
figura che esige di falciare anche un
bambino. Quell’anima stupenda, distesa
nel primo posto di rianimazione, il capino
rivolto verso Costalunga, che diverrà
maggiorenne il 1 gennaio del 2024, forse
non saprà mai - ma sarebbe meglio
che venisse a saperlo - che grazie al
corpo generoso e intelligente di professionisti
bresciani dell’Ospedale Civile,
saltò agilmente la buca scavata
da quel cornuto di un diavolo, nel momento
in cui l’angioletto s’era
bevuto un tè alla macchinetta distributrice.
Una distrazione, nient’altro che
una distrazione. Poi fu una bella infanzia
e il resto della vita. Ma tutto cominciò
a sud di Costalunga.
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